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Ad oggi, la depressione è uno dei disturbi più diffusi nella popolazione mondiale. I tipici sintomi del disturbo depressivo maggiore, secondo il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Quinta Edizione), comprendono: umore depresso, diminuzione dell’interesse e del piacere per quasi tutte le attività, insonnia o ipersonnia, perdita o aumento di peso, aumento di fatica o perdita di energia, rallentamento o agitazione psicomotoria, senso di colpa e autosvalutazione, riduzione della concentrazione e della capacità di prendere decisioni, pensieri di morte frequenti. Per porre diagnosi di disturbo depressivo maggiore, almeno cinque dei precedenti sintomi devono essere presenti per un periodo di almeno 2 settimane. Inoltre, almeno uno di essi deve necessariamente comprendere l’umore depresso o la perdita di interesse e piacere per le attività.

La depressione include naturalmente altre forme psicopatologiche, su scale di gravità variabili. L’eziologia, ovvero le cause scatenanti della depressione nelle sue molteplici forme, sono spiegate da teorie neurobiologiche, neuroendocrine, evoluzioniste e psicologiche, e il disturbo spesso è accompagnato da altre problematiche, come l’ansia, il disturbo post-traumatico da stress e le dipendenze. Il trattamento della depressione prevedere l’utilizzo della terapia farmacologica e di vari approcci psicoterapeutici: uno di questi si basa proprio sulla mindfulness.

I programmi basati sulla mindfulness comprendono esercizi e strategie di intervento utili a molte problematiche del mondo moderno, e la depressione è inclusa in questi protocolli terapeutici. Analogamente al trattamento dell’ansia e dello stress, i programmi mindfulness si servono degli stessi principi di base anche per affrontare la depressione. Attenzione al presente, consapevolezza, osservazione delle proprie distrazioni mentali in modo non giudicante e accoglienza delle proprie esperienze interiori sono i cardini su cui si basano gli esercizi di meditazione mindfulness utilizzati da psicologi e psicoterapeuti, e che si discostano da altri approcci in cui invece il focus riguarda la modifica o l’allontanamento dei pensieri. Queste ultime strategie spesso falliscono: tentare di eliminare un pensiero risulta controproducente perché il nostro cervello non può sottrarre ciò che ha ormai imparato o elaborato. La mente funziona infatti in maniera additiva. Ma le strategie di mindfulness, incluse nelle cosiddette terapie di terza generazione, permettono di cambiare il rapporto con le nostre esperienze interiori, anzichè eliminarle. Attraverso le ricerche di Baer (2003) e Hofmann et al. (2010) è stato dimostrato che la mindfulness risulta essere un fattore protettivo ma anche un intervento efficace per il trattamento dei sintomi depressivi. Una ricerca recente (Jury e Jose, 2019) ha valutato tramite questionari self-report 483 partecipanti di età compresa tra i 16 e gli 80 anni, all’inizio dello studio, 3 mesi dopo e 6 mesi dopo. Gli aspetti valutati riguardavano la ruminazione (i continui pensieri negativi a cui diamo importanza e che spesso ci tolgono energie e voglia di affrontare le cose), la depressione e la mindfulness.

Al termine della ricerca, tre importanti componenti della mindfulness (azione consapevole, capacità di non giudizio e di non reazione) correlavano negativamente  con i sintomi depressivi, e ciò significa che chi possiede questi fattori ha minori sintomi di ruminazione e di conseguenza livelli minori di depressione. La mindfulness, in conclusione, è un approccio che può davvero fare la differenza nella vita di ognuno di noi. Guardare alla depressione in un modo differente può essere una soluzione valida per il nostro benessere mentale, e la mindfulness permette di seguire una innovativa direzione per affrontare la vita nel migliore dei modi possibili.

Pietro La Seta è uno psicologo e divulgatore italiano che vive a Malta. Aiuta le persone a prendere una nuova direzione verso il cambiamento e gli obiettivi personali e a promuovere il benessere psicologico e fisico utilizzando metodi innovativi come la mindfulness.

Riferimenti bibliografici

Baer, R. A. (2003). Mindfulness training as a clinical intervention: a conceptual and empirical review. Clinical Psychology: Science and Practice, 10(2), 125-143.

Hofmann, S. G., Sawyer, A. T., Witt, A. A., & Oh, D. (2010). The effect of Mindfulness-Based Therapy on anxiety and depression: a meta analytic review. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 78, 169-183.

Jury, T. K., & Jose, P. E. (2019). Does Rumination Function as a Longitudinal Mediator Between Mindfulness and Depression? Mindfulness, 1-14.